BlueBlack in Black

A Natale con i tuoi a Pasqua con chi vuoi. Ho scelto di stare da sola. All’inizio è andata bene, sveglia tardi, mangiare di male in peggio a seconda di quello che ho trovato in casa (per la cronaca, ho anche trovato delle zucchine morte in frigo gentilmente lasciate dalla coinquilina), fare le lavatrici arretrate che intanto sono arrivate a 4, leggere fumetti e guardare film valutati al massimo 2 stelle su 5 su mymovies.it.

Poi mi sono cimentata nella cucina dei Dango, delle palline giapponesi fatte con la farina di riso, ma invece di condirle con la salsa mitarashi ho usato un po’ di cioccolata fondente di un uovo di Pasqua squagliata in un tegame con un po’ di latte. Così la Pasqua m’è rimasta sullo stomaco fino ad un’oretta fa e la serata è diventata da sola a depressa.

Domani si torna in ufficio ed io sono intenta in quelle accortezze che mi fanno sembrare una brava ragazza. Grazie al cielo ha rinfrescato e la scelta dell’abbigliamento è tra le maglie più pesanti che nascondo i tatuaggi con più facilità, ho effettuato l’ennesima selezione tra i prodotti di make up… prodotti che, smalti a parte, userò comunque raramente se non mai! Studio le possibili acconciature affinché i capelli rimangano in ordine per almeno 6 delle 8 ore che passo fuori casa, constatando di essere assolutamente impedita nel realizzare una semplice treccia.

Ma come diavolo fanno tutte quelle che non sono come me? Parlo di quelle che non sono belle appena sveglie ma ci diventano subito dopo grazie al triplo dei cosmetici che posseggo e pagati un occhio, insieme a scarpe e borse di qualche stilista dal nome troppo difficile per essere pronunciato correttamente anche a da loro!

Sono semplicemente masochiste o sono perennemente in depressione?

Intanto l’acqua per la tisana della buonanotte è quasi pronta, volevo essere una combattente piuttosto una che va a dormire… mi farò stendere dall’infuso al tiglio e buonanotte!

Il paese delle meraviglie è senza tempo

Quest’anno sento tutto il peso del mio tempo addosso.

Ho in progetto un nuovo tatuaggio prima del compimento dei miei 30 anni, mi chiedo se dopo avrò l’età per portare sul braccio un disegno kawaii di caramelle che cadono dalle nuvole… e perché quando avevo 18 anni mi comportavo come se avessi superato i 40 da un pezzo?

Ricordo che in un giorno imprecisato dopo i 25 anni ho deciso di cambiare la mia icona di stile da Paris Hilton a Kat Von D senza farmi troppi problemi di immagine da Regina di Cuori o sul ritardo nei tempi come il Bian Coniglio.

Inoltre, credo di dover continuare così… senza dar peso a chi invece piace sentire altre storie.

Merda alla fragola

Nuovo anno e già mi viene ricordato che non è un anno di merda, io sono la merda. Quando si ha quel piccolo difetto caratteriale del cazzo, in cui moderare il tono rientra nelle azioni più difficili da compiere nell’arco di una giornata lavorativa, ecco, sei fuori. Sono il tempo indeterminato più inutile dell’Italia, lavoro come una bestia ma non partecipo alle riunioni, mai. Nel momento in cui il progetto deve essere discusso tutto il mio lavoro passa ad un altro che lo esporrà in riunione, a me dicono che lo fanno per evitare di sorbirmi le richieste assurde degli incravattati. Mi danno da mandar giù questa caramella, le dolcezze che detesto, per quietare la mia imprtinente io-bambina.

E’ lunedì, sto al loro gioco… e la caramella come sempre sa di merda alla fragola, ma la ingoio.

Una stronza asociale

Tra Natale e Capodanno divento incredibilmente masochista.

Navigo per lookbook.nu e scorro foto di abbinamenti improbabili e scarpe con scritto sulla zeppa “Pericolo di morte!” per poi atterrare su theblondasald.com e stupirmi tutte le volte di come Chiara Ferragni non mi stia così tanto sulle balle nonostante la sua biondità, anzi, oggi ho anche trovato un look assai gradevole tra i tanti colmi di indecenti paillettes da troione attempato che immagino agitarsi sciemmiescamente solo con musica tunz tunz.

Poi mi sposto su Facebook, cerco i profili di gente che conosco ma a cui non mi sognerei mai di chiedere l’amicizia. Tra queste spicca una mia ex coinquilina, una tipa dal viso angelico sotto il quale si nasconde il Satana delle faccende domestiche. Aveva un fidanzato che gli avrei portato via volentieri, lo trattava come se fossero sposati da 40 anni e si rifiutava di cucinargli uno degli intrugli migliori che una persona normale dovrebbe mangiare molte volte almeno nei primi 30 anni di vita: hamburger con sopra uovo al tegamino ed infine una bella sottiletta. Lei non abita più in quella casa, io neanche – me ne sono andata perché non la sopportavo più – ora è single e la vedo spesso taggata in foto discotecare dentro mini abitini sbrilluccicosi insieme ad una compagnia di tamarri che scrivono la parola “fascismo” o “fascio” almeno una volta al giorno sulla sua bacheca.

Mi piace sparare a zero gratuitamente e sul culo piuttosto che in faccia a gente che conosco a malapena o che ignora la mia esistenza, mi fa sentire con la coscienza a posto per non aver rovinato la giornata a nessuno. E’ per questo che molti pensano di volermi bene invece di vedermi per ciò che sono.

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Precisazioni riguardo parole altrui. Dissentono e della risposta ne fanno dissenteria che puzza d’acido. Il 90% delle cose dette sono volutamente cazzate, non meno importanti di tutte le altre cose che si avrebbero potuto dire, solamente trattate con la dovuta tranquillità mentale. Ma questo è un chiaro attentanto al famoso pour parler!

La mia è  scrittura creativa, butto giù i pensieri esattamente come mi vengno in mente e quando rileggo correggo gli errori di battitura, mai quelli di forma. Incredibile come qualcuno riesca ad essere infastidito esclusivamente dall’attegiamento di quelcun’altro! Lo trovo provinciale, ce ne sono a migliaia di questi pidocchi ripuliti che di punto in bianco fanno gli strilloni in piazza. Gli strilloni urlano cose dette da altri ci sarebbe da puntualizzargli. Prima, al paesello, probabilmente erano solo buoni pettegoli.

Per quanto mi sforzi non riesco ad avere una buona opinione della rete, ci si danno spintoni come a voler entrare nell’ora di punta in un vagone della metro già pieno… qui mica manca lo spazio eh! La fortuna sta nel poter ignorare il singolo individuo come la folla, se non si riesce – ad ignorare – significa che “se stesso” fa davvero schifo per essere preso in considerazione!

 

reTwisted reality

Niente. Ho preso le forbicine, quelle da unghie, e ho tagliato… i capelli. Mi piace fare di testa mia. E cambiare. Voglio cambiare da quando sono nata, magari rinascere altrove e non aver il chiodo fisso di dover cambiare, magari in un luogo dove non si usano paragoni così non devo starmi a preoccupare di somigliare tanto a qualcun’altro. Essere qualcuno è sempre molto più facile che essere se stessi. L’importante poi non è mai che se ne parli, ma alimentare le critiche. Più sei criticato più hai la sicurezza di essere una persona normale. Una brava persona.

Prima pensavo che ho 30 anni, non si cambia a 30 anni e se ci si prova si risulta ridicoli. Forse dovrei provare a cambiare sperando che non se ne accorga nessuno nel mentre… il che non è poi così difficile, ho trovato uomini che preferiscono notare il colore dello smalto che porto sulle unghie piuttosto che la mia opinione sul governo Monti. Si, magari cambio. Anzi, evolvo.

Il Natale è una puttana

Svegliarsi e affrontare la rete, quella al di fuori di internet. Milioni di utenti non mi puntano adosso la stessa ansia che provo nella metro affollata. La gente si collega continuamente alle proprie disgrazie e le condivide al primo che gli capita vicino. Il tasto Like! c’è solo su Facebook per ché di Don’t Like! ne è pieno tutto il resto del mondo!

Combatto rumore con altro rumore: il Black Metal è sempre un’ottima soluzione. Credo che il protagonista di Ben X non fosse autistico ma semplicemente soggiogato dalla realtà. C’è differenza.

Al ritorno ho aspettato la metro per 20 minuti, poco distante da me c’era una giovane donna con il figlio in braccio di appena un anno, ed un passeggino richiuso ma comunque ingombrante. Quando sei madre è giusto avere la faccia come il culo in una situazione del genere, chiedeva alla gente di farla avanzare verso la linea gialla per poter salire sul primo vagone con sufficiente spazio vitale. Io mi sono vergognata nel non riuscire a pensare a niente mentre l’odio intero del XXI secolo si accalcava sulle porte con ostentata indifferenza.

Quasi arrivata a casa ed ancora guardavo in basso la strada umida e sporca, ho saltato l’entrata del supermercato e mi sono infilata nella solita pizzeria a taglio uscendone con la cena, il pranzo per il giorno seguente e una bottiglia grande di Peroni.

Oggi ho mal di stomaco. Credo sia a causa dell’odio.

… un blog

… non lo so neanche io perché sono qui, non so cosa voglio scrivere. Ma dovrò pur cominciare da qualche parte, meglio se senza pensarci troppo.